Il segreto della croce e dell’aquila nella Commedia di Dante Alighieri.

Con Stefano Arcella


Riflessione di Eumeswil

Spesso, se non sempre, la vita sembra essere mossa da una mano invisibile e di questo ci si accorge man mano che il tempo passa e si trova che i molti pezzi di un mosaico sono incastrati non a caso tra loro, ma se l’attenzione, l’osservazione, la meditazione si ridestano, si inizia ad intravedere una trama, un insieme di nodi, un tappeto intravisto dal di dietro… infatti la nostra stessa esistenza è uno dei fili usati per tessere tale tappeto… è uno dei tasselli del mosaico… Questa impressione sopraggiunge all’improvviso, e, pare ridestarci da un sogno, nei momenti cruenti esistenziali. Come lo scuotimento è comparso al contempo svanisce improvvisamente e ciò che abbiamo avvertito ed avvisato scompare così come quando la nebbia compare prodotta dal vapore di un troppo caldo e ricopre i paesaggi, che non rimangano più visibili al nostro sguardo.

Si vive, e non di rado, in case in condomini più o meno grandi… Ci si saluta e poco sappiamo di chi vi abita, se non qualche notizia appresa al volo e di sfuggita, tra un saluto frettoloso ed un altro… Ci si guarda con più curiosità con i nuovi venuti di un palazzo che prendono il posto dei vecchi proprietari. Vi sono persone che colpiscono o per il viso arcigno oppure assai solare… Ancor più diviene interessante quando un nuovo arrivato è sorridente e prodigo nell’essere servizievole verso tutti. Diviene un po’ il custode ed il garante del condominio, il factotum, ma anche una sorta di condottiero. E’ triste, quando, questa persona, viene a mancare improvvisamente, di punto in bianco, mentre la notte volge al giorno e si sa che lascia una moglie ed una figlia con le quali è un tutt’uno. Si entra partecipi al dolore ancor più quando si sa tutti i lavori di restauro eseguiti per entrare nella nuova abitazione. Quanto ci tenessero a cogliere i frutti di una nuova vita in quella dimora. Per rispetto, non si chiede molto alla vedevo ed alla figlia. Non si vuole rimarcare il dolore. Ci si stupisce nell’apprendere che, improvvisamente, dall’oggi al domani, la casa vien venduta, in quattro e quattr’otto perché la Signora desidera tornare al paese di origine perché li ha i suoi parenti ed amici veri. Non ci sarebbe niente di strano, se il luogo fosse più o meno distante dall’attuale residenza. Ci si sorprende invece quando il posto è il Libano, il sud del Libano: un paese in guerra e si apprende che più importante è il mondo degli affetti. Non importa portarsi dietro niente, se non una valigia e ci si sente dire: “noi alle guerre siamo abituati. A mia sorella le bombe sono cadute quasi addosso, assai vicine”. A lasciare gli averi non è una signora che non ha nulla, ma è una che ha molte delle cose che tanti agognano. Questo pertanto ci pone in una riflessione più alta esistenziale di scale di valori… di sicurezza e benessere se esteriori o interiore… di sacrificio della vita… Se uno prende seriamente e a cuore la faccenda si aprono prospettive molto ampie, sconfinate…da vertigine. Soprattutto per come viene intesa l’esistenza per molti… e da noi in Occidente.

Questa vicenda ci apre all’argomento del giorno:
IL SEGRETO DELLA CROCE E DELL’AQUILA NELLA COMMEDIA DI DANTE ALIGHIERI”.

La conferenza parte dall’intuizione che Michelangelo Caetani espresse nel suo contributo del 1852 “Della dottrina che s’asconde nell’ottavo e nel nono canto dell’Inferno della Commedia di Dante Alighieri”. Un contributo di ventidue pagine in cui Caetani sostenne che il Messo Celeste nel IX Canto dell’Inferno non era affatto un angelo – come si era sostenuto fino ad allora da parte della critica ufficiale – bensì era Enea, il “padre dell’alma Roma e di suo Impero”. Si iniziò a vedere che, nel mistico viaggio di Dante, l’Impero assume segretamente una parte importantissima.

L’idea del Caetani fu ripresa da Giovanni Pascoli più di quaranta anni dopo e fu ampliata, illuminando tutto il pensiero segreto di Dante che ispira la Commedia nel suo insieme. Pur sostenendo l’ispirazione fondamentalmente cattolica di Dante, Pascoli parlerà poi di un “terribile del pensiero di Dante”, di una terribile dottrina, talmente ardita contenuta nella Commedia “tale da accendere il rogo” (G. Pascoli, In Or San Michele. Prolusione al Paradiso, Ed. Muglia, Messina, 1903, p.31).

L’umanità dallo stato di innocenza originale che era una “Divina Foresta”, cadde in uno stato di infelicità e di schiavitù derivante dal peccato originale e che è una “selva oscura”.

Il Cristo, per Dante, le ha dato modo di uscire dalla selva, ma per tornare alla Divina Foresta, deve percorrere una via, attuando nel mondo un ordine di pace e di giustizia e, a tale scopo, l’umanità ha bisogno della guida dell’Impero che, nella Commedia, è simboleggiata dalla Virtù dell’Aquila. Poiché l’Impero manca al tempo di Dante, la via diritta è smarrita e l’uomo si trova nella selva oscura.

Essendo precluso il cammino della vita attiva, il “corto andare”, è aperta la possibilità dell’”altro viaggio”, cioè solo in visione, contemplando. Tuttavia, la via contemplativa va necessariamente integrata e completata con una sana vita attiva, orientata al Bene, e quindi è necessaria la virtù dell’Aquila – accanto alla Croce – che nella Commedia interviene anzitutto nella persona di Enea, mitico capostipite di Roma.

Questa concezione si ritrova nell’attesa del Veltro, restauratore dell’Impero nonché nel binomio e nella congiunzione di Dante e Virgilio, le due umanità delle quali una – Virgilio – ebbe l’Impero e non la Croce, mentre l’altra (Dante) ha la Croce ma non ha l’Aquila.

Pascoli iniziò a notare le simmetrie, le corrispondenze fra l’Aquila e la Croce in due o tre punti della Commedia, a simboleggiare la congiunzione delle due virtù, attiva e contemplativa, per la salvezza spirituale dell’umanità.

Il suo discepolo, Luigi Valli, rielaborando e sviluppando la teoria del maestro, scrisse inizialmente un articolo intitolato “Le quattro simmetrie della Croce e dell’Aquila nella Divina Commedia”. Ben presto si accorse che tali simmetrie erano molto più numerose, fino a scorgerne trenta. Tale approfondimento ebbe il suo sbocco nel suo libro del 1922 “Il segreto della Croce e dell’Aquila nella Divina Commedia” in cui la Croce e l’Aquila sono considerati e documentati quali simboli centrali del poema dantesco.

A parlare dell’argomento Stefano Arcella. E’ una delle molteplici letture date all’opera del divin poeta. Stefano Arcella ribadirà più volte che l’Opera ha in sé più piani di lettura, lo rimarca più volte. Questa è l’infinita ricchezza dei testi importanti. Autore e lettore si uniscono nel trovare significati tra le falde dell’infinito. Dove e quando la parola diviene canto esprime l’infinito segreto di quel qualcosa… Nella Divin Commedia il linguaggio muta man mano si sale la scala verso il Paradiso! L’asperezza della parola lascia il posto alla melodia, al coro angelicato…

Stefano Arcella, saggista, è studioso dei culti gentilizi nella Roma arcaica, dei culti misterici nel mondo greco-romano (con particolare attenzione ai Misteri di Mithra in età imperiale romana), del Neoplatonismo rinascimentale e del pensiero esoterico del Novecento europeo. Ha collaborato e collabora con molteplici riviste culturali ed è stato relatore in numerosi convegni di studi. Ha curato e introdotto diversi scritti di Julius Evola e ha pubblicato, fra l’altro: I Misteri del Sole. Il culto di Mithra nell’Italia antica e Misteri antichi e pensiero vivente.

Arcella proporrà una tesi assai peculiare… Ci spiegherà con molta attenzione i vari passaggi. A noi soffermarsi scrupolosamente e vagliare quanto udito…

Sappiamo che il viaggio dell’Alighieri, nella Divin Commedia, fu dall’infermo al paradiso… e il Poeta riposa in quel di Ravenna… Se, pensiamo alle Chiese in quel di Ravenna, e, la sua posizione geografica, pensiamo ad Oriente… Guardiamo dove il sole spunta all’orizzonte, da dove provenienela nuova Luce.

Ci piace perciò accomiatarci da Voi, con alcuni passaggi, tratti dal MATTUTINO DELLA RESURREZIONE dalla liturgia bizantina.

Il mattutino della Resurrezione si recita nelle seguenti sollenità e feste: Natale, Epifania, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, SS.ma Trinità, Trasfigurazione, Esaltazione della Santa Croce.

Aggiungiamo uno scritto magnifico, potente grazie anche alla ripetizione di alcuni incisi, che si imprimono nell’essere tanto da divenirne respiro, palpito invisibile del nostro essere, ritmo ridestante del mondo impercettibile operante.

“Se la Comunità dei figli di Dio fa suo il Mattutino della Resurrezione della liturgia orientale è perché questa preghiera risponde al suo spirito, soprattutto per la gioia della Resurrezione.

Il Mattutino della Resurrezione non è soltanto una preghiera che recitano gli Ortodossi: è un gioiello della liturgia che ci dà un insegnamento, è un codice di vita. Sta a noi meditare il Mattutino per viverlo, per incarnarlo in noi: esso è un cibo che ci deve nutrire se sapremo assimilarlo.

La Comunità da noi esige di vivere la Pasqua, un rapporto con Cristo risorto. Cristo non è più soggetto alla morte ma è vita e gioia infinita. La Pasqua è il termine del disegno di Dio, la nostra preghiera deve esprimere il carattere di quella gioia che noi dovremmo possedere.

Il mattutino si divide in due parti: nella prima ciò che ha più rilievo è il “Canone” ( o Inno) di San Giovanni Damasceno. È un canto, uno scoppio di gioia immensa che inneggia alla Resurrezione di Cristo. La seconda parte ci dà una preghiera piena -i Salmi- la preghiera stessa della Chiesa che con quei Salmi vuole in un modo particolare lodare Dio. Dopo i Salmi riprende il “Canone”, poi c’è il Sermone di San Giovanni Crisostomo. Il Mattutino vero e proprio, cioè lo scoppio della gioia pasquale, è preceduto e seguito da una preghiera di penitenza che si recita in ginocchio. Non si può dimenticare qual’ è la nostra condizione: prima di entrare in contatto con Dio, dobbiamo umiliarci profondamente, rimetterci alla sua misericordia”.
(D. Barsotti, cfr. Vademecum).

La parola misericordia è un termine composto dove compare cor: cuore… il linguaggio più profondo è quello cuore a cuore… quello della carità… Non filtrato dalla mente, ma dove, l’intelletto è reso purificato e illuminato dalla fiamma d’amor vivo e dallo spirito…

Immaginiamoci ora la recita e il canto dell’Inno… con un coro di voci maschili ed uno femminili… ed il celebrante…La potenza di quanto viene a compiersi tramite la parola enunciata e cantata ad alta voce….

SERMONE DI SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
Lettore
(…) Entrate dunque tutti nella gioia del vostro Signore; ricevete la ricompensa i primi come i secondi; ricchi e poveri, giubilate insieme; voi che avete praticato l’astinenza e voi che siete stati infingardi, onorate questo giorno; voi che avete digiunato e voi che non avete digiunato, rallegratevi oggi! La tavola è ricolma, partecipate tutti; il vitello grasso è apparecchiato: nessuno se ne vada affamato; tutti partecipino al banchetto della fede, prendete tutti della ricchezza della bontà. Nessuno si dolga della sua povertà perché è riapparso il regno comune; nessuno pianga le sue colpe perché il perdono è uscito dalla tomba; nessuno tema la morte perché la morte del Signore ci ha liberati.

Ha spento la morte Colui che ne fu preso. Ha imprigionato l’ inferno Colui che vi era disceso. Ha reso amaro l’ inferno Colui che gli ha fatto gustare la sua carne. E avendolo molto innanzi conosciuto, Isaia annuncia:” L’ inferno è stato reso amaro quando si è incontrato con Te sotto la terra”. È divenuto amaro perché è stato umiliato; e’ divenuto amaro perché è stato messo a morte; è divenuto amaro perché è stato abbattuto; e’ divenuto amaro perché è stato legato. L’inferno ha preso un corpo e si è trovato davanti Dio. Ha preso la terra è si è incontrato con il cielo. Ha preso quello che vi era visibile e si è scontrato con l’Invisibile. Dov’è il tuo pungiglione, o morte? Dov’è la tua vittoria, o inferno?

Il Cristo è resuscitato e siete stati umiliati. Il Cristo è’ resuscitato e i demoni sono caduti. Il Cristo è resuscitato e gli Angeli si rallegrano. Il Cristo è resuscitato e la vita trionfa. Il Cristo è resuscitato e nelle tombe non vi sono più morti, perché il Cristo è divenuto primizia per coloro che dormono.

A Lui onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

(…) L’Hebdomadario si alza, prende la croce e si rivolge all’assemblea che rimane in ginocchio.

Hebd.: Il Cristo è’ resuscitato dai morti, con la morte ha calpestato la morte.

Tutti: E a quelli che erano nella tomba ha donato la vita.

Hebd.: Il Cristo è resuscitato dai morti, che con la morte ha calpestato la morte e ha dato la vita a quelli che erano nella tomba. Lui, nostro vero Dio, per le preghiere della sua purissima Madre e di tutti i Santi abbia pietà di noi e ci salvi per la sua bontà e il suo amore per gli uomini.

L’ Hebdomadario dice tre volte le seguenti parole e, se è sacerdote, benedice l’assemblea con la croce:

IL CRISTO È RISORTO

Tutti: EGLI E’ VERAMENTE RISORTO

Hebd.: Il Cristo è resuscitato dai morti, con la morte ha calpestato la morte e a quelli che erano nella tomba ha donato la vita.

Tutti: (ripetono)
Hebd.: E noi, cui ha dato la vita eterna, adoriamo la sua Resurrezione al terzo giorno.

A.T. del mondo di Eumeswil