L’Apocalisse ovvero: dare senso alla storia tra catastrofi cosmiche e nuovo mondo
Con Padre Fausto Sbaffoni
TESTO PDF DI PADRE FAUSTO SBAFFONI: L’Apocalisse ovvero dare senso alla storia tra presagi di catastrofi cosmiche e annuncio del nuovo mondo
Riflessione di Eumeswil
Si è sdraiati sul letto. Si guarda il soffitto e nella penombra della stanza, si nota un raggio di luce sul soffitto che dona pace al cuore. Il sonno cade sulle membra e riprendono ristoro. La coscienza pare assente. Al risveglio, dopo una breve pennichella. Ci si alza e si trova sul pavimento un immagine sacra argentata con scritte in basso in greco. Questo quadretto, questa litografia da dove è sortita? È sempre stata nella stanza, tra i libri nascosta ed è cascata? Appartiene a qualcuno dei familiari? Si chiede, nessuno ne sa niente. Il dubbio permane. Da dove proviene? In ogni caso rappresenta l’annunciazione. La Vergine è inchinata davanti all’angelo. Lo spirito Santo è sopra di Lei e queste figure si ergono al di sopra di una chiesa o città. È difficile comprendere con esattezza a quale delle due realtà terrene si faccia riferimento. Si tende ad ipotizzare l’annunciazione si erga come piano per il mondo, per la terra, per la redenzione e salvezza della terra oppure per la costruzione di una nuova terra essendoci già il pianeta terra. L’annunciazione porta pertanto a compimento un atto creativo, e’ un progetto ed un processo di trasformazione voluto dall’Alto e porta una nuova possibilità storica per l’uomo che riconosce un programma di storia universale a cui prende parte non solo il pianeta Terra, ma tutti i Cieli. Gli intermediari, interpreti ed interlocutori di tali realtà sono gli Angeli che hanno la possibilità di vivere in più mondi… Queste considerazioni ci rimandano immediatamente al Nuovo Testamento e al libro dell’Apocalisse. Diviene importante comprendere che Esistono più visioni e possibilità di mondi all’interno di un medesimo pianeta. Una storia di vicende umane per il non credente ed una storia dove il piano verticale entra ed irrora il piano orizzontale per chi si accosta a questa dimensione del vivere. Stessa la storia ed i personaggi storici vengono pertanto a colorarsi di valenze diverse. La storia semplicemente orizzontale viene fatta da personaggi incoscienti ed inconsapevoli mossi da forze del bene o malefiche estranee alla loro coscienza mentre le persone “credenti” cercano di affrancarsi da un mondo del caso ed entrare in contatto con una forza che li venga a determinare di origine ultraterrena. E’ molto complicato determinare l’origine e la nascita di figure chiave della storia sia spirituale che non. Figure che hanno un forte carisma trascinatore…. Soprattutto riconoscere il loro carattere ed il loro indirizzo… Dove stanno guidando… Occorre un acume, una spiritualità elevata, una cultura certosina. Una riflessione profonda ed accurata ci viene oggi donata da p. Fausto Sbaffoni. Ci guiderà infatti, col video che vi proponiamo di analizzare, a vagliare il presente tema: L’Apocalisse ovvero: dare senso alla storia tra presagi di catastrofi cosmiche e annuncio del mondo nuovo.
P. Fausto Sbaffoni, docente emerito di Teologia Spirituale e di Storia della spiritualità, è cultore di teologia patristica, esperto di temi escatologici, autore di varie opere letterarie, tra le quali: Testi sull’anticristo, Nardini editore, Firenze 1992, 2 volumi. Ha diretto per oltre un trentennio la prestigiosa “Rivista di ascetica e mistica“.
Il video con P. Sbaffoni sarà arricchito dal Suo stesso testo presente al inizio di questa proposta di riflessione.
Ma noi come osserviamo la nostra realtà? Ci appare sempre più frammentata, difficile da interpretare così come qual’e’ il nostro compito, oggi?
Ernst Jünger così ci dice in un frammento:
“(…) In prossimità della morte, del sangue e della terra, lo spirito assume linearmente più marcati e tinte più cariche. L’esistenza, a tutti i suoi livelli, è minacciata con particolare asprezza, dando persino luogo a quella specie di fame, già quasi caduta nell’oblio, la quale contravviene ad ogni legge e a ogni sistema economico e pone la vita di fronte alla scelta tra declino e guerra di conquista.
Un atteggiamento che si è sviluppato in armonia con questa necessità di decidere deve raggiungere, all’interno di un quadro di devastazione la cui ampiezza non si può ancora abbracciare con lo sguardo, quel punto a partire dal quale si riesce a provare il sapore della libertà. Uno dei contrassegni della libertà è la certezza di essere inseriti profondamente nel nucleo germinale del tempo – una splendida certezza che dà le ali ad azioni e pensieri, e nella quale la libertà di chi agisce vede se stessa come singolare espressione della necessità. Questo punto di riconoscimento in cui destino e libertà s’ incontrano come sul filo del coltello, è il sintomo che la partita della vita è ancora in gioco, e che la vita stessa si percepisce come portatrice di forza storica e di storica responsabilità.
(…) Certo non mancano gli sforzi tesi ad interpretare questo mondo, ma non possiamo attenderci una spiegazione da un particolare tipo di dialettica né da una sorta di utilitario interesse. Tutto questo affaticarsi ha per oggetto un essere che è ancora troppo ampio anche per gli estremi slanci del pensiero. Tuttavia, uno spettacolo impressionante si offre a chi vede quale lucidità e acutezza d’intelletto, quale intensità di fede, quale quantità di vittime umane si consumino in combattimenti parziali- uno spettacolo che non pare sopportabile soltanto a condizioni che ciascuno di quegli scontri abbia una sua funzione all’ interno dell’operazione militare nel suo insieme. E in verità ogni urto tra forze avverse, per quanto possa essere condotto alla cieca, somiglia a un colpo di scalpello che scavi in modo sempre più incisivo, da una massa indeterminata, l’ uno o l’ altro dei lineamenti di quest’ epoca, già formati in anticipo.
La gravità dell’indigenza e del pericolo, la distruzione degli antichi vincoli, l’astratezza, la specializzazione e il ritmo di ogni attività dissociano le situazioni individuali l’una dall’altra, e alimentano nell’uomo la sensazione di essere sperduto in un inestricabile boscaglia di opinioni , accadimenti e interessi. Tutto ciò che fa qui la sua comparsa, sistemi di pensiero, profezie, esortazioni alla fede, somiglia al lampeggiare di riflettori, che alterna un fuggevole rincorrere di luce e d’ombra, e lascia subito dietro a sé una maggiore insicurezza, una tenebra più profonda. Tutto ciò è una nuova variante delle divisioni aritmetiche a cui la conoscenza sottopone l’essere; in fondo attraverso il loro procedimento poco viene mutato. Una delle esperienze più sorprendenti è fare la conoscenza con i cosiddetti spiriti dominanti dell’epoca e con il forte senso di fedeltà alle direttive e alla legalità che l’epoca possiede nonostante l’esistenza di quegli spiriti.
Si badi: alla base di questa confusione c’è, malgrado tutto, un comune denominatore, la cui sostanza è certamente molto diversa da quella immaginata da una scialba volontà di giungere ad una intesa. La fede nel significato di questo nostro mondo non è soltanto una necessità, poiché la posizione di combattimento, quale che essa sia, non ha bisogno di una schiera da indebolire, bensì una forza combattente che, al contrario, ricorra in proprio nome alle energie reali dell’epoca. Quella fede è anche il senso distintivo di ogni atteggiamento che possegga ancora futuro. Affermare che è quanto mai difficile ottenere la sicurezza quando ci si trova in uno stato in apparenza puramente dinamico, é dire la pura verità, ed è anche un’affermazione degna di plauso, dopo una generazione d’ingannevole autocompiacimento e di pose energiche.
Il sentimento della libertà non può nascere nei punti dolenti dell’esistenza, bensì là dove c’è attività, operante ed efficace trasformazione del mondo. Dovunque si trovino sparsi i portatori della reale forza, ciascuno di essi deve prima o poi avvertire in sé la certezza che egli, al di là dei rapporti meramente empirici, al di là degli interessi, é legato nel modo più profondo al proprio spazio e al proprio tempo. Questa partecipazione, questa strana e dolorosa felicità, nella quale un’esistenza viene coinvolta per la durata di alcuni istanti, è il segno che quell’esistenza appartiene non soltanto alla sostanza della natura, ma anche a quella della storia – è segno che riconosce il proprio compito. Certo, questa appartenenza di ciascuno alla propria opera sfiora così da vicino così rudemente i confini e i margini presso cui l’energia creatrice scorre nelle strutture spazio-temporali, che essa può assumere evidenza soltanto in immagini a grande distanza.
Così, in nessuna circostanza lo spirito è colpito dal significato dell’opera più chiaramente che nella contemplazione delle rovine, lasciate in eredità a noi come testimonianza di organismi di vita sommersi. Non si tratta soltanto della distruzione, il cui trionfo suscita la domanda: “Che cosa è indistruttibile?”.
Ma l’uomo che non si pone domande metafisiche si può in ogni caso interrogare su come comportarsi in un mondo così strampalato. La lettura può essere di grande aiuto.
Partendo da una breve analisi storica di Gianni Vannoni:
“Nel libro sesto delle Storie, Polibio insegna che esistono sei forme di governo, di cui tre buone, monarchia aristocrazia democrazia, e tre cattive, degenerate dalle prime, tirannia oligarchia oclocrazia; e che si trascorre necessariamente dalle prime alle seconde con un ritorno ciclico che va dalla monarchia alla tirannia, dalla tirannia all’aristocrazia, dall’aristocrazia all’oligarchia, dall’oligarchia alla democrazia, dalla democrazia all’oclocrazia, dall’oclocrazia alla monarchia, e così via. Ma è possibile, sostiene Polibio, una costituzione mista che riunisce in sé le tre forme buone semplici e può resistere a lungo al naturale declino. Polibio non poteva sapere, e non osò prevedere, che esiste anche una forma mista, costituita dalla somma delle tre degenerazioni.
Il regime politico dell’impero asburgico rappresenta una costituzione mista delle tre forme buone, monarchia aristocratica democrazia, e quindi la migliore possibile. La monarchia vi è costituita dal re e imperatore, l’aristocrazia dalla nobiltà, la democrazie dai partiti politici.
Il regime del comunismo postmoderno, secondo la linea Kun-Rákosi-Gerö, è una forma mista delle tre degenerazioni, tirannia oligarchica oclocrazia, e quindi la peggiore possibile. La tirannia è storicamente rappresentata dal dittatore, l’oligarchia dalla nomenclatura, l’oclocrazia dal proletariato, nel cui nome si esercita la dittatura.
Se il punto di riferimento da cui trae significato, in ambito filosofico, il primo di questi regimi politici è il provvidenzialismo, conseguente a una idea metafisica e trascendente dell’autorità, il secondo propone la sua validità storica nei termini dell’immanentismo escatologico, di modo che si configurano due orientamenti assiologici non solo diversi, ma anche inconciliabili, afferenti l’uno al tradizionalismo e l’altro al marxismo.
(…) La cretinocrazia è la forma di governo alla quale tende per involuzione la civiltà postmoderna….
(…) Per venire incontro a una diffusa esigenza si possono indicare in letteratura quattro possibili metodi di confronto con l’homo sapienza insipiens, che sono il punitivo, il diplomatico, l’elusivo, il mimetico.
Il metodo punitivo è esemplificato nel Lemmonio Boreo di Ardengo Soffici, e per praticarlo può tornare utile un nodoso bastone, simile all’asso delle carte napoletane.
Il Gattopardo del principe Tomasi di Lampedusa presenta una celebre esemplificazione del metodo diplomatico, per il quale risulta opportuno dotarsi uno smagliante sorriso e di un discorso tautologico.
Leggendo Eumeswil di Ernst Jünger si scorge il metodo elusivo nella figura dell’io narrante Manuel Venator; questo metodo è relativamente semplice ed efficace, poiché si basa sull’organizzatore di uno spazio supplementare e alternativo.
La celeberrima Primula Rossa della baronessa Orczy è il campione del metodo mimetico, e per imitarlo è necessario, ma non sufficiente, un bel vestito alla moda, che ti calzi a pennello.
C’è molto da imparare in questi modelli letterari , tuttavia il processo interattivo di confronto con il cretino si presenta in contesti differenti, determinati dalle mutevoli circostanze della vita; e non è quindi trasponendo meccanicamente un modello, che si può fare fronte alla situazione data; occorre piuttosto affidarsi alla ragione vitale per comprendere il caso particolare nella sua concretezza, e comportarsi di conseguenza: lo impari vivendo e lottando, ma nessuno se vincerai ti farà un monumento, né i piccioni onoreranno la tua fama imperitura”.
Però succede e non di rado che qualcuno viene illuminato dalla verità, in sogno o come in un sogno, ed a quel punto la propria prospettiva muta! Non può più rimanere in silenzio. E questo è il caso descritto in un delizioso, delicato, breve racconto senile di Dostoevsky intitolato: “Il sogno di un uomo ridicolo”. Un capolavoro dell’autore russo. Riprendendo un tratto della descrizione dal retro di copertina del testo:
Dostoevsky “rappresenta il monologo di un uomo che, abbandonato dal mondo e deciso ad uccidersi, sprofonda in un sogno che lo trasporta in un mondo primordiale, dove gli uomini vivono in uno stato di felicità, privi della sofferenza e del peccato. L’idea dell’ “età dell’oro”, dello sdoppiamento della coscienza umana e la risposta al problema del male sono temi centrali della narrativa di Dostoevsky: per l’autore la vita è già un paradiso, se solo volessimo e il male stesso non esiste, perdonato e vinto dall’amore”.
A.T. del mondo di Eumeswil
