Il mistero della preghiera
Con Padre Serafino Tognetti
Riflessione di Eumeswil
Si è in piscina, è caldo. La piscina è all’aperto. Un luogo magico a ridosso del fiume, in quelle acque dove il Manzoni risciaquò il Suo testo in Arno e nella sede della piscina dove D’Annunzio posò i suoi passi… sui lungarni fiorentini da cui si può godere il tramonto del sole. Quest’ultimo cala giù verso gli alberi, anzi sembra la testa di un uomo raggiante, felice e l’albero è la sua veste ampia. Ovunque si propaga una luce ammantata di oro soave che impreziosisce il mondo e lo sguardo. L’oro evapora e si tramuta in rosa setato, petali di rosa si poggiano sul pelo dell’acqua. Buttarsi in vasca è come buttarsi in cielo e volare! Braccia e gambe non sono altro che ali che volano in cielo perché acqua e aria sono assai simili. Volando ci si sente liberi, leggeri e ci si alza… quanto? Dipende dalla capacità di ciascuno di volare… Il sole è apparso al tramonto come un volto… Nell’Apocalisse e non solo, i volti fondamentali sono descritti come soli… Di recente un conoscente mi ha descritto come immagina Dio. Non lo vede come un canuto anziano. Lo avverte come un bimbo ridente che chiede di essere amato. Lui già ama di suo.
Un giovane indossa una maglietta nera con una scritta bianca: “L’ottimismo è un’arma”. Ha dato vita lui stesso alla t-shirt e l’ha messa in vendita online. Il suo lavoro primario è il controllo dei siti di vendite sui vari motori virtuali… Si è pure creato un segretario con l’I.A. Sa già che tra qualche decennio lui sarà totalmente sostituito dal suo aiutante. Gli chiedo se ciò non lo deprima. Molti suoi coetanei soffrono di questo malessere. Mi risponde ridente, come uno che la sa lunga, che sa il fatto suo:”Se guardo il mondo, ci possono essere ben oltre sette motivi per avvenimenti distopici nel mondo”. Mi elenca le problematiche che conosciamo un po’ tutti e conclude: ”A questo punto so bene che la felicità può essere solo a livello, carattere interiore!”
Ed ecco che quando si comprende che non ci possiamo attendere, aspettare grandi cose dal mondo esterno, ma entriamo in contatto con una dimensione interiore avvengono grandi cose, a quel punto da due mondi scaturisce un terzo mondo, una realtà trascendentale, sopraelevata. A questa realtà ci si accosta soprattutto in momenti improvvisi di gioia immensa o di dolore intenso, in luoghi in cui viene ad emanarsi una energia benefica. Se ci muoviamo in tali siti con attenzione, scorgeremo i resti o la presenza di monasteri, eremi. Sono i luoghi dove uomini particolari hanno cercato un contatto diretto col Cielo. Hanno fatto della loro vita un servizio per Dio e l’umanità. Coltivano un grande potere: quello di servire, rendersi utili. Servire è prestare un servizio. Ognuno ha una grande possibilità e se non la esercita a beneficio dell’Alto, di sè e degli altri, è come se fosse in parte mutilo… Alla fin fine diviene sempre più bisognoso, carente, avido di ricevere…
Entrando in molti luoghi di preghiera ci si sente innondati di una luce che rende chiara la complessità della mente, discioglie i molti nodi di pensieri cavillosi ed apre il cuore, lo rende meno secco, arido, lo dilata tanto che, in alcuni momenti, par potersi fare carico di accogliere problematiche altrui e farne proprie. Pure le spalle sembrano più forti. Le parole talvolta svaniscono. Aumenta in chi esercita la preghiera una luminosità del volto, una profondità dello sguardo. L’occhio da velato, opaco brilla e le labbra, in sorriso, accarezzano il volto altrui oppure se, flesse, all’ingiù, danno da pensare nella giusta direzione a chi osserva ricercando un messaggio recondito foriero di aiuto. Talvolta anche chi è di passaggio in questi luoghi prega e eleva la preghiera coi monaci. Talvolta si odono canti e non sappiamo più in che epoca siamo. Sembrano unire l’umanità intera composta dal primo all’ultimo uomo del pianeta terra tanto che è cosi priva di tempo e ricolma di eternità, di senza tempo e senza volto… Par tornare alla luce l’homo ludens. L’uomo gioioso, traboccante di spirito, l’uomo originale… L’uomo felice. L’uomo che conosce e rispetta le regole del gioco. Chi non lo fa è espulso dal regno di grazia… Ed è con queste premesse che presentiamo il video che ha per tema: Il mistero della preghiera. P. Serafino Tognetti ci porterà ad aprirci a tale mistero. P. Serafino è uomo, monaco e la preghiera è divenuta sua vita, suo abito, suo canto. Ci porterà a vagliare varie pieghe, varie possibilità di preghiera e di pregare, ma ci offrirà sopratutto la Sua testimonianza di vita.
P. Serafino Tognetti, nel 2015 pubblicò per le ed. Parva un libro intitolato: “LA PREGHIERA”. Dal retro di copertina così si apprende:
“Si potrebbe dire che questo testo è una “scuola di preghiera“.
Con queste meditazioni, p. Serafino aiuta a prendere coscienza che la preghiera realizza il rapporto personale con Dio, perciò deve nascere dal profondo del cuore come un grido interiore.
Il rapporto con Dio riempie il cuore di pace, di letizia, di fiducia.
Perciò il programma di vita del cristiano suggerito da San Paolo è possibile: essere sempre lieti, pregare incessantemente, in ogni cosa lodare Dio e rendergli grazie. La preghiera dunque è un modo di essere che va coltivato, è imparare a stare alla presenza di Dio sempre, e questo implica una lotta dura con se stessi e col nemico.
P. Serafino prende in considerazione diverse forme di preghiera (preghiera contemplativa, preghiera vocale, giaculatorie, Rosario, Salmodia ecc.) e le difficoltà che si possono trovare pregando, in particolare le distrazioni.
La preghiera è “un duro lavoro”, certo, ma imparare a pregare scioglie le paure, fortifica l’anima ed il corpo, introduce sempre di più nella dimensione della gioia e cambia realmente la vita”.
Padre Serafino Tognetti a 23 anni si è consacrato nella “Comunità dei figli di Dio”, fondata da don Divo Barsotti. Diventato monaco a Settignano, in provincia di Firenze, presso la Casa Madre della Comunità, è stato ordinato sacerdote nel 1990.Nel 1995 e’ stato nominato Superiore Generale della Comunità dallo stesso padre fondatore, Don Barsotti, ed ha coperto questa carica per molti anni.
Collabora con alcune riviste di teologia e con Radio Maria. Ha all’attivo numerose pubblicazioni.
Per muoversi nella preghiera, per vivere alla divina presenza non è obbligatorio chiudersi in un convento e uscire dal mondo. Gurdjieff parlò di una quarta via, difficile o impossibile da attuarsi senza un Maestro e privi di un gruppo…E’ interessante la teoria…
Vi è poi un affascinante messaggio, un lungo messaggio, contenuto in più di seicento pagine di un articolato diario di Gabrielle Bossis:
Lui & Io. Diario intimo di una mistica del Novecento.
E’ un Diario che lascia storditi, sconcertati ad un tempo, ma se la mente smette di approvare, disapprovare, giudicare, vagliare, ci si sente sollevati, quieti.
Fin dalle prime battute del Diario si scrive:
“55- Davanti alla Loira in piena – “Sii sempre serena e calma. Il fiume riflette il cielo quando è calmo”.
65- 10 marzo, passando da San Nicola, Nantes –“Non sono più nella vita terrena, perciò mi sostituisci”.
141 – 4 giugno- Festa del Sacro Cuore – “Prendi il Mio sangue, che ho sete di donarti, per cancellare le tue colpe. Prendi il Mio sangue, nel Mio Cuore”.
Mi ha fatto comprendere una parola che mi aveva detto: “Non ti riposare”. E voleva dire:” Non cercate di riposarvi. Il riposo non può venire da voi, ma da Me solo”.
1721 -20 gennaio. Ora santa ( influenzata)-“Utilizza questi malesseri per la Mia causa. Offrili, inquadrali nelle Mie sofferenze, perché vi trovino un’essenza divina, piena di frutti. E quali frutti più saporiti, più immediati di quelli della prossima Missione nel tuo paese. Mettici il tuo corpo e il tuo spirito. DomandMi una pioggia di grazie nuove, su tutti: vecchi e militanti, donne e bambini. Quando domandi in nome del Figlio, sii certa che il Padre accorda… Non porre pause alle tue suppliche. Io non metterò pause ai Miei doni. Finché Mosè pregava sulla montagna con le braccia alzate al Cielo, le armate che combattevano nella pianura riportavano la vittoria. Ma quando Mosè smetteva di supplicare, i combattenti perdevano il loro vantaggio. Dio vuole un mediatore. Ha anche voluto il Suo Cristo. Voi, fratelli Miei, continuate il Mio compito. Spendetevi per il prossimo, che dovete amare come il vostro corpo, come il vostro spirito. E se il vostro prossimo si accorge che l’amate così, quale non sarà il suo stupore e la sua gioia. Non sarà portato a fare tutto quello che gli direte? I tre quarti delle persone malvagie non sono diventate malvagie perché non sono state amate abbastanza? Una mano affettuosa, uno sguardo tenero che cosa avrebbero fatto nell’una o nell’altra circostanza? Abbiate quest’arte delicata di essere col prossimo, come tendendogli le braccia interiormente. Non sarebbe cosa difficile se considerassimo Dio in lui… E’ tardi… L’ora della conversione è suonata più volte per questa parrocchia: tanti Sacerdoti; tanti Ritiri, tante feste di Pasqua. Sono qui e attendo. Sono paziente, perché sono l’Eterno. Anche se tutte le persone attese non venivano. Anche se la metà non era qui. Anche se ci fosse un solo peccatore che pentendosi avrebbe ritrovato il Cielo… le vostre preghiere sarebbero cambiate in gioie, come le lacrime della donna che ha messo al mondo un Figlio”.
L’ Invito alla lettura del testo in questione è stato scritto da P. Antonio Maria Sicari. Riportiamo qualche passaggio:
“(…) Gabrielle non fu una monaca di clausura; visse a lungo nel mondo interessandosi di musica, di danza e di letteratura, scrivendo opere teatrali e mettendole in scena in varie parti del mondo, perfino in Palestina e in Marocco.
Cominciò a scrivere i suoi “dialoghi con Gesù” (iniziati da bambina) quando aveva oramai più di sessant’anni, sul transatlantico che la portava in Canada.
Oggi viene considerata una delle più grandi mistiche di tutti i tempi.
Ma l’aspetto straordinario della sua vicenda dev’essere compreso a partire da questo giudizio conclusivo che le diede Gesù stesso ( quando mancavano pochi mesi alla morte di lei):
Sai quello che facciamo scrivendo queste pagine? Togliamo il pregiudizio che l’intimità dell’anima sia possibile solo per il religioso nel chiostro, invece il Mio Amore segreto e tenero è in realtà per ogni anima che vive in questo mondo ( n. 1795- 12 gennaio 1950).
E’ per questo che io, carmelitano, vedo negli scritti mistici di Gabrielle Bossis una compiuta realizzazione dell’itinerario intrapreso già dai grandi mistici carmelitani.
Già nella Regola a essi assegnati, infatti, tutto ruota attorno a un unico principale comandamento: quello di “pregare senza interruzione “, già formato da San Paolo (1 Ts 5,17) e dallo stesso Gesù (Lc 18,1): un comando di “impossibile attuazione “ che ha sempre travagliato l’intera letteratura patristica e monastica.
Com’è possibile “pregare notte e giorno”, se non si diventa noi stessi preghiera?
Molti Padri della Chiesa insegnavano perciò che era almeno necessario rendere intinterrotto quel “desiderio della carità“ che sta all’origine del tutto.
(…) Santa Teresa ha lasciato alla Chiesa la più celebre e armoniosa definizione di preghiera, divenuta oramai usuale:
”Essa non è altro che un intimo rapporto di amicizia, con un frequente intrattenersi da solo o solo con Colui da cui sappiamo d’essere amati (v8,5).
(…) Gesù non le chiedeva solo di scrivere un dialogo, le chiedeva di scrivere continuamente le sue preghiere. Quelle che Lui le incideva nel cuore dopo avergliele dettate:
In ogni istante, entra in Me e non uscirne mai. Dì a te stessa: sono in Dio…Respiro in Dio…Mi muovo in Dio. Come un piccolo pesce portato dalle acque profonde, con Dio in te, che per di più ti impregna di Se’. Quale intimità è più grande? … Non irrigidire la tua volontà. E’ così semplice la vita di un altro Cristo, tra le braccia di Cristo! (n. 1177- 20 novembre 1941).”
Ma dato che nell’uomo tutto si opera ed attua tramite la parola, leggiamo un passo di Ernst Jünger:
SULLA CRISTALLOGRAFIA
Überlingen
Mi sembra di aver imparato, negli ultimi anni, qualcosa di quella capacità,propria dell’arte del linguaggio, che rischiara la parola fino alla trasparenza. Giudico tale capacità più di ogni altra, adatta a risolvere un dissidio che sovente ci turba con violenza- il dissidio tra la parvenza esteriore e la profonda realtà della vita. Spesso ci pare che la fisionomia e il senso di questa realtà profonda siano proprio nella forza con cui essa produce l’ esteriore parvenza, la scorza del mondo accesa dai colori dell’arcobaleno, la cui vista ci commuove con ardente intensità. Ed ecco, questo modello variopinto ci appare a sua volta composto unicamente di segni e lettere dell’alfabeto, mediante i quali la realtà profonda ci parla dei suoi segreti. Noi perciò possiamo vivere volti all’esterno oppure nell’essenza interiore, ma in ogni caso ci incatena il dolore connaturato nell’uomo che, ovunque si volga , sempre si distoglie da meravigliosi beni. L’inquietudine ci assale durante il severo esercizio della solitudine, ma anche quando sediamo nelle mense mondane festosamente imbandite.
La trasparente visione che si forma è quella in cui risaltano ad un tempo, intellegibili al nostro sguardo, la profondità e la superficie. E’ possibile osservarla nel cristallo, che potremmo definire un essere capace di formare una superficie interiore, e, nello stesso tempo, di esternare la propria profondità. E qui vorrei porre la questione se il mondo, nel suo insieme e nei dettagli, non imiti proprio la struttura dei cristalli – ma in modo che il nostro occhio soltanto di rado lo possa vedere attraverso questa sua qualità cristallina. Esistono segni rivelatori: ognuno, certo, ha sperimentato almeno una volta come in circostanze decisive uomini e cose s’illuminino, e magari a tal punto da suscitare in chi li guarda un senso di vertigine o addirittura un brivido di spavento. E’ ciò che avviene in presenza della morte, ma ogni altra forza densa di significato, la bellezza, per esempio, provoca simili effetti; in particolare, la forza capace di suscitarli è la verità. Così, se vogliamo riferirci a qualcosa di assai noto, l’intuizione della pianta originaria altro non è che la percezione, al momento giusto, di quel carattere propriamente cristallino. Analogamente le voci divengono trasparenti; noi comprendiamo il nostro interlocutore, attraverso lo schermo costruito dalle sue parole, in un altro senso, quello decisivo. Andando più oltre, potremmo supporre l’esistenza di punti in cui questa sorta di acuta visione non nasca da un inconsueto stato di grazia, ma sia parte essenziale di una mirabile vita perenne.
Per quel che riguarda, sotto questo aspetto, l’uso delle parole, esso trae forza dalla natura stessa del linguaggio, che possiede a sua volta profondità e superficie. Ci accade di usare innumerevoli espressioni in cui è insito un significato ovvio e, insieme, un senso recondito; ciò che nel mondo visibile agli occhi è la trasparenza, qui è la segreta consonanza. Anche nelle figure dello stile, in primo luogo nella similitudine, molto dipende da come si supera l’illusione di un discorso contraddittore. Occorre, però, procedere con agilità: se si usa una lente affilata per spiare la bellezza degli animali infimi, non si abbia poi il timore d’infilare un verme all’amo, quando si voglia carpire qualcosa della mirabile vita che popola gli oscuri abissi delle acque. Ma dall’autore sempre si deve esigere che le cose non gli appaiono isolate, non alla rinfusa e non casuali: il dono della parola gli è stato concesso perché egli lo indirizzi all’Uno e al Tutto”.
