Maria Teresa e Maria Beatrice D’Austria Este. Due donne al tramonto della monarchia sacra

Con Elena Bianchini Braglia


Riflessione del mondo di Eumeswil

C’è chi corre per non pensare, per bruciare calorie, per cercare di restare in forma!

C’è poi chi resta in poltrona perché ha il corpo infiammato dalla troppa corsa o semplicemente perché pigro o dedito all’ ozio”, lasciar correre il pensiero e visualizzare possibili mondi ed approfondire tematiche. Vi è poi lo spirito contemplativo che nel suo star fermo tenta un’unione con una dimensione ultraterrena difficilmente spiegabile a parole! Vi si giunge per reale cammino ed esperienza. Inquantificabile la durata del cammino e il tipo di comprensione che viene a raggiungersi nell’arco della vita temporale.

Eumeswil il suo mondo pone domande, non è in grado di fornire risposte! La verità è troppo in Alto per noi abitanti del mondo 48. Possiamo essere ricercatori e per far questo ci stimoliamo attraverso esperienze di ascolto di pensieri, vedute talvolta assai diverse tra loro, ma che hanno in comune, il più delle volte, il desiderio di scoperta del principio primo, se così, per facilità, lo desideriamo chiamare.

Per chi pensa che il mondo non ruoti solo intorno all’uomo e alla sua volontà e capacità si aprono meccanismi di ricerca su come vivere in società, insieme perché sulla terra non vi è un unico uomo ma diversi miliardi!

Taluni hanno maturato l’idea del “buon governo” strutturando possibili soluzioni… In questa sede, in questo scritto riporteremo, citeremo alcuni passaggi, per chi vuol restare in panciolle e volendo desidera qualche proposta di riflessione da proseguire in modo autonomo. Le righe che verranno riportate fanno da sfondo alla presentazione del libro di Elena Bianchini Braglia: LE SORELLE DEL DUCA. Maria Teresa e Maria Beatrice d’Austria Este, reginemancate di Francia e Spagna (Terra e Identità,, Ed. 2025). Nel retro di copertina del testo così si legge:

“Modena oltre Modena. O meglio, Modena che a pieno titolo entra a far parte della storia europea. Nei suoi ultimi anni il Ducato Estense, che già aveva potuto vantare una regina d’Inghilterra, è ancora perfettamente inserito nella grande diplomazia. Così che le ultime sue due principesse si trovano protagoniste delle vicende di Francia e di Spagna. E sarebbero state addirittura regine se quella stessa rivoluzione che aveva privato il fratello della sovranità estense non avesse compromesso anche il trono. Le sorelle di Francesco V vanno a riempire pagine affascinanti e dimenticate di quella lotta che per tutto il corso dell’Ottocento vede contrapporsi il vecchio ed il nuovo, la tradizione e la modernità. Le guerre carliste in Spagna, le tensioni fra monarchici e repubblicani in Francia dopo il tramonto di Napoleone III rivivono in due graziose figure femminili, attraverso affettuose lettere d’esilio, dove le considerazioni politiche con naturalezza s’affiancano a quelle sulla moda, alle riflessioni religiose, alle notizie di viaggi o di lutti, a qualche motto o pettegolezzo”.

Elena Bianchini Braglia, modenese, è tra i fondatori dell’Associazione Terra e Identità, che da oltre vent’anni pubblica la rivista di storia e tradizioni Il Ducato.

Autrice di saggi e biografie, si occupa soprattutto di storia con particolare attenzione all’Ottocento e ai movimenti di pensiero che hanno portato le grandi trasformazioni della modernità.

Elena Bianchini Braglia presenterà il suo ultimo libro nel video che abbiamo realizzato insieme. Ci illustrerà il processo attraverso il quale viene a tramontare la monarchia sacra. È un video non privo di una certa malinconia nel vedere estinguersi valori, modelli di vita durati per secoli. Elena Bianchini Braglia con vivacità ci condurrà a comprendere grandi passaggi, mutamenti avvenuti in Europa e non solo… E’ un video assai attuale per cercare di comprendere come ci ritroviamo qui ed in questo stato…

Se apriamo il Vecchio Testamento e leggiamo attentamente i “Libri di Samuele” avremo materiale per meglio comprendere il libro oggetto del video in questione. Per semplificare il tutto un breve passaggio-spiegazione del testo sacro:

“I libri di Samuele, pur contenendo gran quantità di materiale utile per tracciare una storia dell’antico Israele, non hanno come loro scopo principale quello di servire come fonte storiografica. E’ preferibile parlare di un’opera teologica espressa in forma narrativa. La complessa interpretazione degli inizi della monarchia in Israele faceva parte, in origine, di una più ampia elaborazione teologica, che va sotto il nome di storia deuteromistica, e che includeva i libri di Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Samuele e Re. Nei capitoli sull’origine della monarchia ( 1 Sam 8-12), gli editori deuteromistici lasciarono intatti molti brani che esprimono un atteggiamento favorevole all’ascesa di Seul al trono. Inoltre, la centralità della profezia di Natan (2 Sam 7) nella struttura della storia deuteromistica, a cui corrisponde una presentazione idealizzata di Davide nei libri dei Re (…) dimostra che l’atteggiamento della storia deuteromistica non è stato in linea di principio, anti-monarchico. Tuttavia il testo relativizza e condiziona il potere politico: il popolo di Dio potrà prosperare sotto la monarchia, solo se l’obbedienza alla parola del Signore sarà accettata dai re come norma di vita”.

Altra proposta di riflessione viene da Gurdjieff, una proposta espressa in una forma inconsueta, per drizzare le antenne, prestare attenzione e cercare di non dormire mentre leggiamo il contenuto criptico del suo messaggio, se scendiamo nel profondo di noi stessi a vagliare:

“Ogni uomo capace di riflettere con un minimo di serietà, senza “identificarsi “ alle proprie passioni, sarà d’accordo con noi se considera un semplice fatto, molto frequente nel processo della nostra vita interiore: tutte le esperienze che, nel momento in cui le facciamo, sembrano terribili, dopo un lasso di tempo talvolta irrisorio – quando oramai, sostituite da altre, ci tornano per caso alla mente e quando, secondo il nostro ragionamento logico, siamo di umore diverso – ci sembra che non valgano nemmeno un “soldo bucato”.

Infatti i risultati del pensiero e del sentimento conducono spesso l’uomo ordinario a fare “di una pulce un elefante e di un elefante una pulce”.
Le manifestazioni di questa funesta proprietà nella presenza generale degli uomini diventano particolarmente intense in occasione di avvenimenti come guerre, rivoluzioni e simili, durante i quali si esprime in modo evidente lo stato, ben conosciuto anche da loro e sotto la cui influenza cadono tutti salvo rare eccezioni, che essi chiamano “ipnosi di massa”.

L’essenza di questo stato consiste nel fatto che gli uomini ordinari – il cui pensiero, per altro già molto labile, diventa ancor più labile in tale periodi – vengono catturati dalle funeste elucubrazioni di un demente qualunque, e divenendo letteralmente vittime di tali elucubrazioni, si manifestano in modo totalmente automatico.

Finché restano sotto l’influenza di questa malefica proprietà, già radicata negli uomini ordinari del nostro tempo, la cosiddetta sacra “coscienza morale oggettiva “, la cui acquisizione è possibile grazie ai dati deposti dalla Grande Natura in ciascuno di loro in quanto esseri a immagine di Dio distinti dai semplici animali, svanisce completamente dalla loro presenza generale.

Gli uomini di conoscenza deplorano sinceramente questa proprietà dei nostri contemporanei perché già da molto tempo, secondo i dati storici e le prove sperimentali di numerosi, autentici saggi del passato delle epoche passate, la Grande Natura non ha più alcun bisogno di un fenomeno come l’ ipnosi di massa per mantenere il suo equilibrio. Anzi, è vero il contrario: infatti le manifestazioni periodiche di tale proprietà radicata negli uomini forzano la Natura ad adattarsi in continuazione, per esempio aumentando il tasso di natalità, modificando il cosiddetto “ritmo dello psichismo generale”, e così via.

Dopo quanto detto, mi sembra necessario insistere sul fatto che tutti i valori storici pervenuti ai nostri contemporanei e di cui sono venuto a conoscenza per caso – parlo dei dati che riguardano veramente quanto è avvenuto in passato nella vita degli uomini e non di quelli inventati dagli studiosi contemporanei e soprattutto da quelli tedeschi, delle cui “storie” sono infarciti i cervelli dei giovani sulla superficie di quasi tutta la Terra – indicano chiaramente che gli uomini delle epoche passate non erano divisi in due rami ma seguivano tutti una sola e comune corrente di vita.
La vita complessiva dell’umanità si è divisa in due rami solo a partire dalla civiltà “tikliamusciana” che ha immediatamente proceduto la civiltà babilonese.

Da quel momento man mano si è organizzato l’attuale modo di esistere dell’umanità, la cui vita ormai – come ogni uomo di buon senso è in grado di constatare – può avere un corso più o meno tollerabile solo se gli uomini sono divisi in padroni e schiavi.

Benché l’essere padroni o l’essere schiavi nell’esistenza collettiva sia ugualmente indegno di ciò che dovrebbero essere gli uomini in quanto figli del Nostro Padre Comune, tuttavia, date le condizioni esistenti e ormai profondamente radicate nel processo della vita collettiva degli uomini, condizioni la cui origine risale alla più lontana antichità, noi dobbiamo rassegnarci alla situazione e accettare un compromesso che, ragionando in maniera imparziale, corrisponde al nostro bene personale senza contravvenire peraltro ai comandamenti dettati appositamente specificamente per noi dalla “Fonte Prima di tutto ciò che esiste”.

Un simile compromesso a mio avviso è possibile se alcuni uomini coscientemente si pongono come obbiettivo centrale di questa vita quello di acquisire nella loro presenza tutti i dati necessari per diventare padroni tra i propri simili.

Se partiamo da questo principio, e ci conformiamo alla saggia massima dell’antichità secondo cui “prima di essere davvero altruisti e’ indispensabile essere egoisti purosangue “, ognuno di noi, approfittando del buon senso fornitogli dalla Grande Natura, deve darsi come scopo essenziale quello di diventare un padrone: ma non un padrone nel senso che la parola ha assunto per gli uomini contemporanei – e cioè un individuo con molto schiavi e molti soldi, quasi sempre ricevuti in eredità – ma un uomo che, grazie ad azioni obiettivamente virtuose verso il prossimo – vale a dire grazie ad azioni manifestate seguendo esclusivamente i dettami della pura ragione, senza l’intervento degli impulsi generati in lui, come in tutti gli uomini, dalle conseguenze delle proprietà del funesto organo kundabuffer – acquisisce in sé quel “ qualcosa “ che costringe gli altri ad inchinarsi davanti a lui e ad eseguire i suoi ordini con devozione”.

Terza riflessione si erge su esplicite esperienze di vita sul fronte, nelle trincee nel corso della prima guerra mondiale. Quando ancora la guerra era non con droni e missili a lunga gettata… A maturare lo scritto il nostro Ernst Jünger:

“[…] Ancora di recente Sturm aveva aggiunto alla cronaca di trincea che soleva stendere nelle notti tranquille, durante le pause tra una veglia e l’altra , la seguente annotazione:” Da quando sono state inventate la morale e la polvere da sparo, il principio della selezione naturale è andato sempre più perdendo il suo significato per il singolo. Si può seguire con precisione il modo in cui il significato di questo principio è stato gradatamente attribuito all’organismo dello Stato che, sempre più senza scrupoli, limita le funzioni del singolo a quelle di una cellula specializzata. Già da molto tempo un individuo non conta più per il valore che possiede di per sé, ma solo per quello che gli appartiene in relazione allo Stato. Attraverso la sistematica eliminazione di tutta una serie di valori di per sé molto significativi, vengono generati uomini che, da soli, non sarebbero più capaci di vivere. Lo Stato originario, in quanto somma di forze pressoché equivalenti, possedeva ancora la capacità di rigenerare forme di vita elementari: se veniva scisso, le singole parti ne pativano un danno minimo. Presto si ritrovavano per ricostruire forme di connessione e creavano nella figura del capo il loro centro fisico, in quella del prete o del mago il loro centro spirituale.

“Una grave lesione dello Stato moderno, invece, minaccia anche l’esistenza di ogni singolo individuo, almeno di coloro che non vivono direttamente delle risorse del suolo e dunque della maggior parte. Questo enorme pericolo spiega la furia esacerbata, l’esasperato jusqu’ au bout della battaglia che due potenze simili conducono l’una contro l’altra. In questo scontro non si confronteranno, come al tempo delle armi lucenti, le capacità del singolo, ma quelle dei grandissimi organismi. Produzione, stato della tecnica, chimica, organizzazione scolastica, rete ferroviaria: sono queste forze che, invisibili, lottano tra di loro dietro le nuvole di fumo della battaglia di materiali”.

Questi pensieri tornavano in mente a Sturm mentre stava di fronte al morto. Qui, di nuovo, un singolo aveva esplicitamente protestato contro la schiavitù dello Stato moderno. Il quale però, idolo noncurante, gli passava sopra calpestandolo.

Questa coercizione, che sottometteva la vita dell’individuo a una volontà irresistibile, si manifestava al fronte con una chiarezza spaventosa. La lotta raggiungeva dimensioni gigantesche, rispetto alle quali il destino del singolo scompariva. L’ampiezza e la mortale solitudine dei campi, l’effetto a distanza delle macchine di acciaio e il rinvio di qualsiasi movimento alle ore della notte calavano sugli eventi la rigida maschera dei titani.

Ci si scagliava verso la morte senza vedere il nemico; si veniva colpiti senza sapere da che parte arrivava lo sparo. Già da tempo la precisione dei colpi dei tiratori addestrati, il fuoco diretto dei cannoni e dunque il fascino del duello avevano ceduto il posto al fuoco di massa delle mitragliatrici e dei gruppi addensati di artiglieria. La decisione risultava da un calcolo aritmetico: chi poteva ricoprire con la maggior parte dei colpi un determinato numero di metri quadrati, aveva la vittoria in pugno. La battaglia era un brutale scontro di masse, una lotta sanguinosa della produzione di materiali.
Per tale ragione anche i combattenti, sotterraneo personale di servizio assegnato a macchine mortali, spesso non si rendevano conto per settimane di trovarsi uomini contro uomini. Una nuvoletta di fumo che turbinava anzitempo nel crepuscolo, una zolla che, dall’altra parte, un braccio invisibile lanciava al di sopra della copertura, un richiamo a mezza voce che il vento portava fino a noi: era tutto ciò che si offriva ai sensi tesi in ascolto. Era dunque comprensibile che chi si trovava da anni gettato in questo luogo selvaggio riuscisse a sopportare l’orrore. In fondo si avvertiva lo stesso sentimento di insensatezza che pervade le menti più tristi emanando da lunghi blocchi delle costruzioni degli impianti industriali, quel sentimento con cui la massa opprime l’anima. E come quando, ritrovandosi in simili luoghi, ci si affretta a raggiungere il centro, per disperdere la nube dei pensieri tra i caffè, le vetrine e i lampioni, così qui si cercava di sfuggire a se stessi rifugiandosi tra i discorsi, le bevute o addentrandosi nei più remoti meandri della mente”.

Ultimissima proposta di riflessione proviene da un saggio pubblicato sui nostri Annali. Il numero è sul ”CRIMINE”. Il saggio prende in esame un’assassinio avvenuto in Austria ed è a seguito del periodo esaminato da Elena Bianchini Braglia. La storia procede per portarci sempre più al muro del tempo… Il saggio è di Erwin BaderEngelbert Dollfuss, un delitto politico. Vi offriamo un sunto della citata opera! Ancor meglio sarebbe leggere sui nostri Annali il lavoro al completo. Ci aiuta ancor meglio a comprendere un periodo travagliato, ma anche i nostri tempi.

“Il giudizio su Engelbert Dollfuss nell’opinione pubblica austriaca è tuttora controverso. Resta comunque come dato di fatto che sia stato un dittatore. Ma in questo modo, ha veramente spianato la strada a Hitler come ci fa intendere la storiografia socialdemocratica? O piuttosto è da considerarsi una vittima della resistenza al nazionalsocialismo? Dollfuss riconobbe il pericolo rappresentato dai nazionalsocialisti ma combattè anche i socialdemocratici. Per questo motivo scoppiarono ben due tumulti politici in un solo anno: il 12 febbraio 1934 la guerra civile tra gli oppositori socialdemocratici al “fascismo” di Dollfuss e i cristiano – sociali che erano al governo e pochi mesi dopo, il colpo di stato di luglio organizzato dai nazionalsocialisti, durante il quale fu assassinato Dollfuss. Questi avvenimenti devono essere valutati senza dimenticare il contesto e le circostanze storiche in cui ebbero luogo”.

Noi ci congediamo da voi, augurandovi un “mondo nuovo di riflessioni e di possibili mondi”….

A.T. del mondo di Eumeswil